Domande e risposte con i nostri docenti: Prof. D’Ambrosio

La rivisitazione della storia, attraverso le lezioni presso la nostra università, evidenziano quanto sia determinante non solo la rilettura dei diversi periodi storici, ma anche l’interpretazione che se ne fa. E’ come se la storia si prestasse a molte raffigurazioni contrastanti e quindi anche a narrazioni lacunose, contrapposte, errate.
1. La prima domanda, d’obbligo, parte dal periodo storico oggetto del corso 2014: la rivoluzione francese. Com’è possibile che dopo la caduta della monarchia assoluta, nei due secoli successivi siamo passati ad altri tipi di assolutismo: napoleonico, fascismo, ecc. Non si impara nulla dalla storia? Hanno ragione gli studenti svogliati quando dicono: allora, cosa ce ne facciamo della storia?
Come lei ricorderà, una volta si portava a sostegno dello studio della storia l’antico adagio latino historia est magistra vitae, la storia è maestra di vita. Ora, io credo che la storia abbia molto da insegnare ma forse non nel senso suggerito dall’antico motto. E per comprenderlo risulta utile un paragone tratto dalla nostra corrente esperienza: quante volte abbiamo cercato di orientare l’azione di qualcuno più giovane di noi facendo riferimento a quanto abbiamo già vissuto, rimanendo delusi per il fatto che il nostro interlocutore preferiva “sbagliare” di nuovo per conto proprio piuttosto che seguire le nostre indicazioni? Fa parte della condizione umana il volere, in un certo senso, ricominciare tutto da capo, almeno per quanto riguarda il gioco dei sentimenti, delle passioni e della scoperta. E in fondo la storia è possibile considerarla il racconto del passato che le generazioni si trasmettono tra di loro. Detto questo, dalla storia si può comunque apprendere molto. Essa, ad esempio, viene in aiuto alla nostra riflessione su quanto abbiamo già compiuto: se non ha sempre la forza di dirigerci, ha però la virtù, tramite il confronto con le esperienze degli uomini del passato, di farci capire meglio il senso di quanto abbiamo realizzato. Oppure, ed è forse il suo contributo più importante, aiuta a modellare istituzioni e tradizioni che, nel bene e nel male, resistono con un certo vigore al tentativo di ogni generazione di buttarsi dietro le spalle le lezioni del passato e rendono così possibile che, almeno in una certa misura, si compiano errori “nuovi”. Mi rifaccio all’esempio proposto dalla domanda: accanto agli esempi di regimi e dittature che hanno segnato gli ultimi due secoli, vediamo anche la diffusione e la stabilizzazione di sistemi liberali e democratici. Questi sistemi trasmettono da una generazione all’altra il meglio di quanto gli uomini hanno fino ad ora “distillato” in merito alla convivenza reciproca: è con istituzioni come queste che la storia aiuta nel modo più efficace la costruzione del presente.

(continua a pagina 4-5 di Essere UTL: circ. 2.17_2014.15 versione 2)