Il cinema di Vittorio De Sica
Nacque a Sora nel 1901. Dopo essersi diplomato in ragioneria, apparve in uno spettacolo di dilettanti, al teatro Valle di Roma nel 1922, cantando e recitando. Divenne attor giovane nella compagnia Almirante-Rissone, accedendo così a parti eleganti, divertenti senza sconfinare nel volgare, con personaggi da gentiluomo della commedia borghese. Il 1932 è l'anno in cui il De Sica, si affermò come attore cinematografico ne “Gli uomini che mascalzoni”. Nel 1935 spiccò nel film “Darò un milione”, con l'apporto di C. Zavattini come soggettista e sceneggiatore. L'incontro con lo scrittore emiliano darà i suoi frutti più tardi con il filone del Neorealismo. Pur affermandosi come attore famoso nei primi anni Trenta, De Sica continuò a calcare la scena teatrale con impegno immutato. D’inverno recitava a teatro, mentre in estate era impegnato nel cinema. Il primo successo da regista è “Teresa Venerdì” 1941, legato alle atmosfere delle commedie dei “telefoni bianchi”, ma con qualche riflessione di carattere sociale.
La coppia De Sica-Zavattini si ritrova nel 1943 per realizzare “I bambini ci guardano” che narra il dramma di un bambino all'interno di una problematica famiglia piccolo-borghese. Nel 1946 con “Sciuscià”, ritorna nell'universo infantile, ma stavolta il dramma psicologico ha trovato un contesto sociale, l'indagine interiore ha assunto i toni della denuncia civile. “Ladri di biciclette” 1948, scendeva talmente a fondo nella denuncia della situazione sociale da sollevare non poche polemiche, soprattutto in ambienti governativi, sull'opportunità di mostrare all'estero l'immagine dei problemi e delle difficoltà italiane. Con “Miracolo a Milano” 1951 adotta uno stile favolistico, pur non rinunciando alla denuncia della povertà e dell'ingiustizia sociale nella città più avanzata d'Italia.
Il piglio neorealistico di De Sica/Zavattini tornerà di nuovo e con maggior rigore in “Umberto D” 1952. Questo film, infatti, presenta una narrazione elementare, costruita attraverso l'osservazione delle persone nei momenti di vita quotidiana che meglio esprimono la miseria. E attraverso questo procedimento, la coppia riesce a concretizzare la teoria del "pedinamento zavattiniano" che attraverso l'osservazione di persone comuni mirava alla scoperta di una realtà che fosse degna di essere rappresentata, ecco allora un pensionato, con le difficoltà che incontra ogni giorno per cercare di vivere con poche migliaia di lire al mese, e con le umiliazioni che la sua situazione comporta. Nel 1954 De Sica girò “L’oro di Napoli”, il film che è considerato il suo passo d'addio al neorealismo. Firma nel 1960 l'acclamato “La ciociara” che vanta una vibrante interpretazione di Sophia Loren. Con l’attrice napoletana vincerà il suo terzo Oscar con “Ieri, oggi e domani” 1963. Nel 1972 ottenne un quarto Oscar con il film “Il giardino dei Finzi Contini"., storia drammatica della persecuzione di una famiglia ebrea ferrarese durante il fascismo. Nel 1967 aveva ottenuto la nazionalità francese per poter divorziare dalla prima moglie Giuditta Rissone. Decide si sposarsi nel 1968 con l'attrice spagnola Maria Mercader (con cui aveva una relazione dal 1941). Seppur divorziato, Vittorio De Sica non seppe rinunciare alla sua prima famiglia. Avviò così un doppio ménage, con doppi pranzi nelle feste e un conseguente logoramento: si racconta che alla Vigilia di Natale e all'ultimo dell'anno regolasse l'orologio avanti di due ore in casa di Maria Mercader, per poter fare il brindisi di mezzanotte con tutte e due le famiglie. Vittorio De Sica morì a Parigi nel 1974. De Sica era comunista e questo fatto, unito alle sopracitate vicende matrimoniali, gli impedì di ricevere un funerale particolarmente fastoso.